I Corridoi Umanitari a Firenze

Arrivi di questo tipo non sono ordinari perché sarebbero difficilmente possibili e molto rischiosi, visti i canali informali che vedono coinvolte le persone che affrontano un percorso migratorio. I numeri dei Corridoi Umanitari, pur essendo eccezionali, considerando anche che sono sostenuti dal fondo Otto per Mille, sono molto ridotti se paragonati alla reale mole di persone in fuga che dovrebbero avere il diritto di poter accedere a viaggi sicuri.

La Diaconia Valdese – Servizi Inclusione è partner del progetto Corridoi Umanitari, iniziativa della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI), della Tavola Valdese e della Comunità di Sant’Egidio, con il sostegno dell’Otto per Mille delle Chiese Valdesi. Il progetto permette a persone vulnerabili in fuga da situazioni di conflitto e violazione dei diritti umani, di evitare viaggi informali e pericolosi, e di arrivare  in Italia con un ingresso sicuro e legale. Le persone vengono profilate sulla base delle vulnerabilità e delle condizioni economiche in cui si trovano. Una volta arrivati in Italia per mezzo di un visto umanitario rilasciato dall’Ambasciata Italiana in accordo con il Ministero dell’Interno e il Ministero degli Affari Esteri, possono presentare domanda di protezione internazionale.

 

La Diaconia Valdese – Servizi Inclusione  attualmente è presente con il progetto dei corridoi umanitari in 10 regioni italiane, per un totale di 315 persone attualmente in accoglienza e 1126 persone accolte dal 2016 ad oggi.

Sul territorio fiorentino accogliamo otto nuclei familiari provenienti da Afghanistan, Siria, Iraq e Palestina. L’ultimo arrivo, nel mese di febbraio, sono arrivate dieci persone di nazionalità afghana, appartenenti a tre generazioni della stessa famiglia: bambini, giovani adulti e i nonni.

 

Arrivi di questo tipo non sono ordinari perché sarebbero difficilmente possibili e molto rischiosi, visti i canali informali che vedono coinvolte le persone che affrontano un percorso migratorio. I numeri dei Corridoi Umanitari, pur essendo eccezionali, considerando anche che sono sostenuti dal fondo Otto per Mille, sono molto ridotti se paragonati alla reale mole di persone in fuga che dovrebbero avere il diritto di poter accedere a viaggi sicuri.

 

Il viaggio, se fatto attraverso i canali informali, è una fonte di traumi e di pericoli che si vanno a sommare a quelli, già gravissimi e profondi, prodotti dagli eventi che hanno dato origine alla fuga. Evitarlo, significa poter accogliere persone che avranno maggiori energie per ricostruire il loro percorso nel nostro paese e contribuire in modo positivo alla nostra comunità.

Più del 65% delle persone che accogliamo sono donne e il livello di istruzione è di solito molto alto: infermiere, ostetriche, professoresse universitarie di diritto, impiegate di banca, responsabili di programmi umanitari, insegnanti, professoresse di inglese, donne impegnate nella difesa dei diritti delle donne e delle bambine.

Durante la loro permanenza all’interno del progetto le persone accolte vengono supportate in un percorso di integrazione legale-giuridico, lavorativo, scolastico e sanitario.
Si cerca quindi di fornire loro gli strumenti necessari per un avviare un percorso volto all’autonomia.

 

Il nostro compito è fare di tutto perché le loro voci vengano ascoltate e le loro professionalità riconosciute, l’inclusione di queste persone è una ricchezza per tutti noi.

La Diaconia Valdese rifiuta la logica del merito: un viaggio sicuro dovrebbe poter essere accessibile a tutte le persone in fuga.

 

Testo Cecilia Deserti

Foto Virginia Zoli

altri articoli
correlati

Dal tirocinio al lavoro, un progetto di successo.

Un progetto del nostro Community Center finanziato dalla Fondazione CR Firenze con il sostegno del Comune di Scandicci.

La Giusta Distanza

I primi passi del servizio sono stati pesantemente condizionati da un distanziamento fisico “obbligato” che ha imposto di organizzare il set dei colloqui in modo rigido.

La CSD ottiene la certificazione sulla parità di genere

Per l’impegno sui temi della diversità e inclusività